VINTED, DEPOP, VESTIAIRE COLLECTIVE, ARMADIO VERDE: come si usano, sono affidabili, convengono? #SHOP #PIATTAFORMEONLINE #DEPOP #VINTED

VINTED, DEPOP, VESTIAIRE COLLECTIVE, ARMADIO VERDE: come si usano, sono affidabili, convengono?

Piattaforme di compravendita online – Quali scegliere? Quali le migliori? Cosa acquistare?

Era da un po’ che volevo parlare delle piattaforme di vendita/acquisto di e per privati e, vista l’enorme campagna pubblicitaria che Vinted sta facendo in questi ultimi mesi, mi sono decisa a scrivere questo articolo per spiegare di cosa si tratta, quali sono gli e-commerce esistenti e su quali compro più spesso.

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Iniziamo!

QUALI PIATTAFORME DI COMPRAVENDITA HO USATO E CHE DIFFERENZA C’È TRA LORO?

Di e-commerce che permettono di vendere e acquistare articoli usati (o anche nuovi) da clienti privati ce ne sono tanti ma, io finora ne ho testati tre: DEPOP, VINTED e ARMADIO VERDE; il quarto, che non ho ancora provato ma di cui ho scaricato l’app e ci ho curiosato un po’, è VESTIAIRE COLLECTIVE. Mentre i primi tre possono dirsi più democratici come selezione dei capi e prezzo (per Greenchic la cosa è un po’ differente, in realtà), per il quarto la questione cambia poiché parliamo di una piattaforma con una selezione molto più fiscale di articoli di ben più ricercati brand e, di conseguenza, decisamente più costosi.

DEPOP e VINTED

Tra DEPOP e VINTED non c’è molta differenza: sono due piattaforme di e-commerce sociale dove mettere in vendita e acquistare articoli di varia natura a e da altri utenti privati; questi servizi sono disponibili su app – esistono anche le versioni desktop ma sono sicuramente meno intuitive e con un’interfaccia meno immediata.
Gli articoli maggiormente venduti sono capi di abbigliamento – anche se esistono numerosi profili di oggettistica, arredamento e altro – ed è possibile classificare l’articolo in base alle sue condizioni, alla fascia di prezzo, alle caratteristiche e al brand sia che tu voglia comprarlo sia che tu voglia venderlo.

Difatti Depop e Vinted sono i classici e-commerce dove si vendono e acquistano oggetti personali di diverso genere, fascia di prezzo e condizioni, è possibile trovare scarpe logore a pochi spicci così come borse griffate a prezzi che superano i 1000 euro e in questo, queste due app sono assolutamente democratiche: ognuno decide cosa vendere e a quanto, su Depop è possibile includere nel prezzo finale le spese di spedizione o decidere di farle pagare all’acquirente, mentre con Vinted le spese le paga l’app e sono calcolate in base alle dimensioni del pacco.

GREENCHIC by ARMADIO VERDE

GREENCHIC – ARMADIO VERDE ha grossomodo le medesime caratteristiche quanto a qualità di articoli ma si presenta come alternativa ECO al fast fashion, quindi unicamente dedicato al riuso di capi d’abbigliamento; funziona su accumulo punti (stelline) che si acquisiscono inviando i capi che non si indossano più; con essi è possibile ritirare gli articoli che interessano scalando le stelline che si hanno a disposizione e/o aggiungendo la restante parte in denaro.
Sarò sincera, se l’intento è monetizzare o avere capi nuovi senza spendere, quest’ultima piattaforma mi è sembrata un po’ una sòla visto che, nel mio caso, il valore dei 6 capi che ho inviato è stato valutato pochissimo e per prendere ciò che mi interessava ho dovuto praticamente pagare quasi tutto il loro valore di tasca mia; se invece il tuo intento è fare economia circolare, quest’app fa decisamente la caso tuo.

VESTIAIRE COLLECTIVE

Fondata in Francia nel 2009, Vestiaire Collective funziona come le prime due piattaforme che ho citato con un’unica, minuscola differenza: da Chanel a Hermès i brand più esclusivi si trovano qui (ecco il motivo per cui non l’ho ancora mai usata!).
Si parla tanto di economia circolare ed ecosostenibilità ma, diciamoci la verità, chi acquista su quest’app con molta probabilità non lo fa di certo con scopi -unicamente- etici: parliamoci chiaro, se stai comprando una Gucci di seconda mano probabilmente è più per risparmiare che per reale vocazione ecologista: Vestiaire Collective è la piattaforma che tutte le fashion addicted squattrinate stavano aspettando.

Per carità, qui compri una Speedy 30 di Vuitton a 800 euro e con i restanti 200 ti ci paghi le bollette, eventualmente, ma francamente in tutto questo non ci trovo né un grande risparmio né tutto ‘sto carnevale di Rio di ecosostenibilità. Ecco, l’ho detto e adesso crocifiggetemi pure.

AFFIDABILITÀ

Parlando di Depop, Vinted e Greenchic posso dirti che la più affidabile delle tre è certamente la terza perché la compravendita è gestita da Greenchic stessa e non c’è rischio di prendere cantonate visto che descrizioni, foto e spedizione non sono affidate ai venditori ma vengono fatte dalla stessa piattaforma.

Tuttavia, come ho già detto, non entusiasmandomi il funzionamento di quest’ultima, l’app che utilizzo di più (in realtà ho fatto tantissimi acquisti) è Depop; la preferisco anche a Vinted (dove ho fatto pure qualche acquisto) per due motivi: perché c’è meno gente e non rischi quindi di passare serate intere a scrollare un numero infinito di capi fondamentalmente tutti uguali e perché non riesco a capire i prezzi.

Mi spiego meglio: Vinted ha un numero molto alto di utenti iscritti e dunque di venditori, gli articoli sono quindi tantissimi e la concorrenza esorbitante; ho notato che lo stesso articolo su Depop costa in media 3/4 volte più di Vinted e che su quest’ultima app la quantità di capi uguali a quello che cerco è immensa rispetto all’altra piattaforma.
E allora perché acquisti su Depop se hai meno scelta e prezzi più alti? Probabilmente perché sono imbecille o per tre motivi in particolare:
– essendo molto pignola nel selezionare i miei acquisti la troppa quantità di scelta (specie per lo stesso identico articolo) mi infastidisce perché dovrei vagliare tutte le opzioni prima di scegliere il capo migliore (lo so, mi sto facendo curare per questo);
la discordanza di prezzi per lo stesso articolo dei diversi venditori non mi fa aiuta a valutare bene la qualità del prodotto;
– non ultima è la presentazione dell’articolo: su Vinted è possibile inserire molte più immagini del singolo capo ma il più delle volte sono fatte male e difficilmente si riesce a capire lo stato dell’articolo senza richiedere foto aggiuntive (pardon, il mio senso estetico visivo è una deformazione che va oltre il professionale).

In generale le fregature si possono prendere ovunque ma per evitarle il più possibile basta attenzionare queste tre cose:
le recensioni del venditore – più recensioni positive ha e più sarà probabile che ti trovi di fronte ad una persona onesta;
acquistare sempre tramite app – a volte alcuni venditori propongono l’acquisto esterno per eludere le spese di commissione di Depop… meglio non fidarsi;
verifica quanto più possibile lo stato dell’articolo – se ti sembra necessario chiedi altre foto al venditore, in fondo è suo interesse portare a buon fine le transazione e la disponibilità in questi casi ripaga.

COSA ACQUISTARE?

Gli acquisti migliori fatti su queste piattaforme di vendita sono state per lo più capi vintage o introvabili.

Non sono una grandissima fan dell’abbigliamento vintage – di questa tipologia mi interessano molto di più i pezzi di arredamento – ma sempre su Depop ho acquistato un paio di pezzi meravigliosi come una pochette di velluto blu e delle bretelle in vera pelle ad un prezzo ridicolo.
Tuttavia le mie ricerche più frequenti riguardano capi ormai introvabili nei negozi: proprio per il mio problema dell’indecisione (vedi sopra) mi ritrovo spesso a farmi sfuggire pezzi che mi piacciono tantissimo ma che rimando ad acquistare; mi è capitato con un cappotto stile marsina di Zara, sold out in magazzino ma trovato su Depop che ancora indosso con immensa gioia o con una borsa greige invernale, vista su Pinterest e trovata fortuitamente identica da una ragazza di Bologna con la quale mi sono incontrata di persona durante uno dei miei viaggi.

Questa la borsa bolognese – Seguimi su Instagram

Di queste piattaforme ci sarebbe da parlare all’infinito ma spero, in queste poche righe, di aver chiarito un po’ di punti almeno in merito a quelle più conosciute.

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